Le acque di tutto il mondo nascondono relitti, che giacciono oltre le profondità consuete dell’attività subacquea ricreativa. È possibile immergersi in località remote, a profondità di cento metri ed oltre? Non è difficile, molti “cacciatori di relitti” lo fanno, ma con una nave appositamente attrezzata ed un team di professionisti. Possono farlo anche i subacquei che si immergono solo per proprio piacere, utilizzando le preziose “ferie” e pagando di persona le proprie spese? Per verificare praticamente questa possibilità la PSS Technical Training ha concepito il programma di ricerca “D.W.E.L.L.E.R.” Ricerca sull’esplorazione dei relitti profondi con attrezzatura leggera e limitata) .
I° esperimento D.W.E.L.L.E.R
Il primo esperimento pratico di questo programma si è potuto svolgere grazie alla collaborazione dell’Istruttore PSS Enzo Giannini, che con la Planet Divers opera da molti anni in Egitto su rotte inconsuete. Grazie ad una sua segnalazione, un team di validi subacquei tecnici PSS si è potuto recare sul piccolo reef di Daedalus.L’occasione era ottimale perché il luogo è molto remoto e la barca da crociera “Planet One” ben si presta a essere adattata all’immersione tecnica. Le pareti di Daedalus, inoltre, sprofondano verticalmente fino a oltre 60 metri, per poi cadere con forte pendenza a profondità abissali; vi era quindi una buona probabilità che un eventuale relitto fosse a profondità intorno ai cento metri, limite minimo imposto dai protocolli del programma di ricerca.Facevano parte del team la troupe del famoso regista Pippo Cappellano, per la parte documentaristica, ed i bravissimi fotografi Antonello Paone e Maria Pia Pezzali.Proprio per lo spirito del programma di ricerca, le scelte delle attrezzature non hanno potuto rispondere a criteri di configurazione ottimale, ma a quelli di ottimizzazione di quanto esistente in loco. La scelta per la miscela di fondo, ad esempio, è stata quella di abbinare due “consuete” bombole da 12 litri (in realtà sono di minore capacità) con dei blocchi di fissaggio, mantenendole indipendenti e dotando ogni bombola di un proprio erogatore e manometro. Anche per le miscele decompressive si sono utilizzate bombole in alluminio, della stessa capacità o di volume ridotto, disponibili sulla Planet One e che si possono anche noleggiare facilmente a Hurghada.Ogni subacqueo si immergeva con le proprie attrezzature preferite, in modo di avere una ampia disponibilità di variabili (muta stagna o semistagna, erogatori di diverso tipo e marca, ecc.), più confacente all’oggetto di studio del programma.La scelta di utilizzare più miscele decompressive rispondeva all’esigenza di potere sopperire in ogni momento alla eventuale mancanza di una di esse per malfunzionamento tecnico, senza allungare eccessivamente i tempi di decompressione. Le tabelle sono state appositamente elaborate per l’occasione, utilizzando un software commerciale con un algoritmo “a gas libero”, quindi con tappe decompressive che iniziano in profondità (prima tappa a 69 metri per il profilo tipo sopra esposto). I profili generati dal software commerciale sono poi stati inseriti in un foglio di calcolo in grado di plottare i gradienti di sovrasaturazione massima per 18 compartimenti di un algoritmo haldaniano classico - con periodi di emisaturazione fra 1 e 640 minuti - in modo da determinare delle correzioni standard da apportare alle soste meno profonde (dai 12 metri alla superficie), per ridurre le “asperità” della curva della tensione tissutale nei diversi compartimenti. Non ci sono stati incidenti di nessun tipo, né sensazioni anomale attribuibili a embolie “invisibili” (affaticamento, nausea, piccoli dolori articolari, ecc.).Ottime le cifre del lavoro svolto: sono state eseguite 73 immersioni-uomo sul relitto, con un totale di tempo di fondo di circa 20 ore (1.191 minuti), il che significa quasi 130 ore (7.743 minuti) di tempo totale di immersione, che diventano oltre 168 sommandovi la durata delle 40 immersioni-uomo di assistenza.Con questa intensa serie di immersioni il team è riuscito a documentare ed esplorare completamente il relitto “vergine” dello “Zealot”, uno splendido “spar-decked steamer”, cioè una nave a vapore attrezzata con alberi per le vele, simile al più famoso Carnatic, relitto molto frequentato dai subacquei e situato più a nord. Lungo 74 metri e con una capacità di carico pari a 1.328 tonnellate lorde, lo “Zealot” poteva navigare a 12 nodi di velocità, spinto dai 120 HP del suo motore a due cilindri di espansione. Affondò il 14 ottobre del 1887, dopo avere urtato il reef di Daedalus alle 5:49 di mattina. Per fortuna non ci furono perdite di vite umane, né fra i 2 passeggeri né fra i 53 membri dell’equipaggio. Il suo prezioso carico di balle, casse e oltre 100 tonnellate di ferro (per un valore totale di circa 25.000 sterline al tempo) è oggi sparso sul fondo, fra 100 e 110 metri di profondità.Questo primo esperimento del programma Dweller di PSS Technical Training ha dimostrato come condurre una seria ed esauriente ricerca e documentazione di relitti molto profondi in Mar Rosso non sia né un azzardo né impossibile. Al contrario è una reale e concreta possibilità cui tutti i subacquei tecnici, purché dotati di una buona preparazione di base e della dovuta esperienza, possono partecipare, grazie alla crescita delle risorse disponibili localmente.Una delle ragioni dell’ottima riuscita di questo esperimento discende direttamente da una caratteristica della didattica PSS Technical Training: l’addestramento “adattativo”. Questo tipo di formazione, nel contesto odierno, costituisce una peculiarità PSS. All’interno del percorso didattico che porta al raggiungimento dell’ambito brevetto Trimix 100 metri, infatti, gli allievi dei cosi tecnici devono provare diverse configurazioni di attrezzature, varie miscele e più algoritmi decompressivi. In definitiva invece di insegnare un “metodo” basato su rigide codifiche comportamentali e di configurazione di attrezzature, in PSS Technical Training si insegna il “metodo” della predominanza della conoscenza e della razionalità sulle attrezzature e sulle disponibilità. Il percorso formativo è sicuramente più lungo e complesso, in quanto bisogna sviluppare una profonda conoscenza e una grande pratica di molti sistemi, ma alla fine si raggiunge un livello di qualità tale da permettere di adattarsi a qualunque situazione, senza avere l’insensata pretesa che sia la situazione … ad adattarsi alle proprie esigenze.In conclusione anche per i subacquei tecnici che si immergono per proprio piacere, è iniziata l’era dell’esplorazione dei relitti profondi delle calde acque del Mar Rosso. Il programma D.W.E.L.L.E.R. è stato concepito e reso operativo da PSS Worldwide proprio per dare un cordiale “benvenuti” a tutti coloro che decideranno di esplorare le calde acque dell’ancora vergine fascia profonda di questo sorprendente mare.
D.W.E.L.L.E.R - POLLUCE
Polluce” È con orgoglio che PSS Worldwide vi presenta una seconda “impresa” di un team di subacquei formati in PSS Technical Training ed appartenenti al Programma di Ricerca “D.W.E.L.L.E.R.”, diretto da Stefano Ruia. Si tratta delle immersioni per la documentazione del recupero del tesoro del Polluce, l’unico relitto di nave italiana che nasconde un tesoro.Numerosi quotidiani e riviste, “di settore e no, ne hanno diffusamente parlato. All’operazione di recupero del carico del Polluce ha provveduto una fruttuosa sinergia fra pubblico e privato. In pratica i lavori di recupero sono stati finanziati e condotti, sotto l’attento controllo delle istituzioni (M.B.A.C. – S.T.A.S. – SBAToscana – CC TPC – M.M.), da un consorzio di privati (HDS Italia – Marine Consulting – C.N.S. – Capmar Studios), che in cambio ha ottenuto il diritto di organizzare, per un determinato periodo di tempo, mostre e proiezioni sulle operazioni.La documentazione delle attività è stata affidata alla Capmar Studios di Roma che ha chiamato il team D.W.E.L.L.E.R. per organizzare, svolgere e supervisionare le immersioni del team di ripresa, l’unico autorizzato a scendere sul relitto a circa cento metri di profondità.

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